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Misure Geofisiche per l'Archeologia


Le principali tecniche geofisiche applicate dal nostro gruppo in archeologia sono quelle magnetiche, georadar (Ground Penetrating Radar, GPR), di geoelettrica capacitiva (Capacitively-Coupled Resistivity, CCR), di tomografia elettrica ad alta risoluzione 2D e 3D (Electrical Resistivity Tomography, ERT) ed elettromagnetiche nel dominio della frequenza (Frequency-Domain ElectroMagnetic, FDEM).

Generalmente vengono impiegate congiuntamente per una migliore ricostruzione del sottosuolo anche tridimensionale.

Le tecniche magnetiche ad alta risoluzione, sia a singolo sensore che gradiometriche sono particolarmente efficaci per individuare strutture sepolte e vengono spesso impiegate come metodo ricognitivo preliminare.

Il georadar viene utilizzato per definire la posizione e la geometria di strutture nel sottosuolo come muri, pavimenti e individuare cavità riferibili a tombe e sepolture.

La tomografia elettrica trova numerosissime applicazioni che vanno dalla definizione della stratigrafia del sottosuolo alla mappatura anche ad alta risoluzione di cavità e strutture interrate.

Le tecniche di geoelettrica capacitiva sono finalizzate alla definizione speditiva di contrasti di conducibilità nel sottosuolo a piccola profondità per l’individuazione di cavità ipogee (tombe), strutture murarie, pavimentazioni, cisterne.

I rilievi elettromagnetici nel dominio della frequenza permettono di avere delle carte di conducibilità del sottosuolo dalle quali si possono individuare strutture murarie sepolte.

Tali attività vengono svolte a seguito delle richieste delle Soprintendenze e in collaborazione con i funzionari responsabili di zona. 


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