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Laboratorio Ottico Meccanico


Manutenzione, recupero e tutela della strumentaria storico scientifica patrimoniale

Il patrimonio di un Istituto di rango come INGV annovera ancora esemplari che rimandano tutti, senza livello gerarchico, ad una vista storica, a sfide vinte e geniali innovazioni. L’Unità Funzionale UF1 di Roma2 ha offerto una coerente risposta, sia alla normativa (art.2 D.L. n.137/2002 e ss. mm.) sia all’indirizzo legislativo diretto agli Enti ‘possessori’ (D. Lgs. 42 del 22 gennaio 2004), per preservare dal degrado e dalla distruzione (al Capo III, Art. 20) beni scientifici culturalmente riconosciuti, finalmente, come oggetti “sede di pregevole testimonianza avente valore di Civiltà”.
Nasce quindi l’idea del Laboratorio interno di restauro, particolarmente apprezzato nella visita dai Rappresentanti il Consiglio Scientifico dell’INGV (23 ottobre 2015) perché si salva la strumentaria storico-scientifica istituzionale implementandone il valore patrimoniale.

Il nostro concetto di restauro, nel dominio della conservazione, non è quello interpretativo (Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc), non è quello dell’antirestauration movement (John Ruskin) ma è quello filologico, ideato da Camillo Boito (1836-1914), architetto romano, fratello maggiore del musicista Arrigo: cioè “la riconoscibilità dell’intervento; il rispetto per le aggiunte apportate ma solo quelle aventi valore artistico; la tutela dei segni del tempo”. Requisiti fatti propri dalla attuale cultura normativa nazionale con un ritardo ad oggi di appena… oltre cent’anni! Il Laboratorio recupera mantenendo tanto la materia quanto l’immagine storica del bene. Allora il cimelio diventa un "semioforo", un portatore di significati. Il Laboratorio lavora in sintonia anche con quella cultura italiana, quella che da sempre è stata caratterizzata da un’interpretazione ‘forte’ di ciò che è originale e ciò che non lo è.

Teodolite magnetico di Schmidt in fase di completamento restauro.

 

Cosa è stato restaurato?

Il laboratorio ha esordito col restauro di alcuni tra i più begli strumenti storici dell’INGV conservati presso l’Osservatorio Geofisico de L’Aquila, tra le strutture del Castello Cinquecentesco e fortemente danneggiati dal sisma del 2009. Dapprima il pregevole e raro magnetometro tedesco Askania (Nr. 5116543) del 1940, detto Teodolite di Schmidt dal nome del progettista Prof. Adolph Schmidt, direttore dell’Osservatorio Magnetico di Potsdam (Germania). Donato già usato all’ING nell’ambito del progetto di ricostruzione post seconda guerra mondiale European Recovery Program, il cosiddetto Piano Marshall, lo splendido strumento fu in carico a L’Aquila subito dopo l’apertura dell’Osservatorio e fino al 1976 definì i valori assoluti del campo magnetico terrestre. Il suo impiego era molto impegnativo, poiché il completo procedimento richiedeva circa tre ore e mezzo di intervento. Il restauro si è svolto su dieci mesi di lavoro, si tratta del primo restauro completo. Lo strumento è stato fortemente danneggiato per caduta e per lunga permanenza sotto le macerie; inoltre si sono riscontrati vari interventi di precedenti dubbie manutenzioni, ignote e non databili. Era mancante il puntale serra filo alloggiato nella testa di torsione. Ora, grazie ai disegni tecnici dell’epoca, è stato ricostruito in officina meccanica INGV. Il laboratorio ha riportato il magnetometro alla iniziale bellezza ma ha dovuto conservare la deformazione permanente sofferta da un braccio porta magnete deviatore. Durante il restauro si è colta l’opportunità non solo di studiare dal punto di vista meccanico il teodolite ma anche di comprenderne le tecniche di esecuzione, confrontandole con i dati di alcuni omonimi strumenti dell’epoca, decisamente meno complessi.

A fine marzo 2016 è arrivata in restauro la Cassetta delle Oscillazioni (Nr. 5116856) del 1940, altro splendido strumento che lavora in tandem e a completamento con il teodolite di Schmidt, ricavando l’intensità della componente orizzontale del campo magnetico terrestre. L’entità dell’intervento conservativo, oltre 300 ore lavorative, ha riguardato la rimozione dei depositi e concrezioni e l’arresto del degrado mediante protezione passiva su tutti i materiali. Alla data attuale non sono stati ritrovati i componenti magnetici accessori mancanti. I due termometri a mercurio in dotazione, anch’essi dispersi, sono provvisoriamente sostituiti da esemplari simili, coevi ma non originali. La valutazione complessiva dei due precedenti strumenti, intorno al 1960 era intorno ai 20 milioni di lire!

Altro strumento restaurato è il piccolo induttore terrestre Askania (Nr. 5010179), facente parte del set di strumentazione scientifica denominato “Apparato Magnetico Integrato D-H-I modello portatile”, acquistato dall’Istituto Nazionale di Geofisica nel 1951 per lire 2.484.229. Iniziato nell’ottobre 2015, il restauro si è svolto su tre mesi di lavoro. Anche per questo geniale inclinometro si tratta del primo restauro completo. E’ stato fortemente deturpato dalla caduta fin nei suoi particolari. Il lavoro minuzioso di ripristino, realizzato quasi completamente a mano, è stato favorito dall’architettura semplice di tutti gli elementi costituenti lo strumento, facilmente scomponibili e dalla scarsa presenza su di esso di precedenti irreversibili manomissioni.

Attualmente è in lavorazione il Teodolite magnetico Ruska (Nr. 3937) costruito ad Houston (Texas) nel 1950, più compatto rispetto al grande e complesso Schmidt.

In lista d’attesa è un Declinometro di Grenet fortemente danneggiato, utilizzato nello studio delle micropulsazioni del campo magnetico terrestre, variazioni rapide da pochi minuti a qualche frazione di secondo. Seguono, tra gli altri, un importante magnetometro di variazione spaziale portatile, detto Bilancia di Scout, e poi altri strumenti, tra cui l’Apparato magnetico integrato D-H-Z per la registrazione fotografica delle variazioni temporali del campo magnetico: è quel banco di sostegno tutto grigio alloggiante tre strumenti e collegato a un registratore che giace al primo piano edificio centrale della nostra Sede, ormai impolverato dagli anni, nella hall accanto alle vetrate.

Il laboratorio produce, a corredo di ogni strumento entrante, una scheda di ingresso storico-patrimoniale sintetica e aggiornabile, a norma degli standard Catalogo Generale dei Beni Culturali: ogni restauro è accompagnato dalla rispettiva documentazione fotografica (prima-durante-dopo) oppure da una presentazione Power Point sulle modalità degli interventi effettuati per le varie tipologie di degrado. 

Induttore terrestre Askania.
A sinistra appena giunto in Laboratorio, a destra a restauro concluso.

 

Strumentazione restaurata o in conservazione

Nr.Ser Strumento Descrizione Ubicazione Condizioni Note Immagine
  Psicrometro Misura dell’umidità ambientale L’Aquila Conservato Completo di accessori, senza cassetta
  Induttore terrestre Ruska da osservatorio Misura della inclinazione L’Aquila Conservato Completo di accessori, senza cassetta
  Induttore terrestre Askania da campagna Misura della inclinazione L’Aquila Restaurato Senza accessori, senza cassetta
  Teodolite Askania (Schmidt) Misura della componente H L’Aquila Restaurato Senza accessori, senza cassetta
  Cassetta delle oscillazioni Askania Misura della declinazione L’Aquila Restaurato Senza accessori, senza cassetta
  Magnetometro verticale Askania Misura della componente Z L’Aquila Conservato Incompleto, senza cassetta
  Rullo sismico con carta fotosensibile Registrazione delle oscillazioni sismiche L’Aquila Conservato Incompleto, senza cassetta
  Vibrografo Registrazioni di vibrazioni strutturali L’Aquila Conservato Incompleto, senza cassetta
Tabella strumentazione restaurata o in conservazione

Fonti bibliografiche visionate

Pubblicazione Serie A n°25 dell’INSTITUT ROYAL MÉTÉOROLOGIQUE DE BELGIQUE dal titolo: “Sur la mesure absolue de la compostante horizontale du champ magnétique terrestre au moyen dut héodolite de Ad. SCHMIDT” di Edm. LAHAYE e A. DE VUYST, del 1961. Essa presenta, oltre le descrizioni del funzionamento degli strumenti, teodolite e cassetta delle oscillazioni, anche alcune loro fotografie originali.

HANDBUCH DER EXPERIMENTALPHIYSIK edito da AKADEMISCHE VERLAGSGESELLSCHAFT M.B.H. LEIPZIG, nel 1928, primo tomo, al capitolo ‘Instrumente und Meßmethoden’ presenta descrizioni e vari disegni tecnici originali del prototipo del teodolite e la foto del suo progettista Prof. Adolph Schmidt all’opera sul suo strumento.

DUE SECOLI DI STRUMENTI GEOMAGNETICI IN ITALIA (1740-1971) di M.Basso Ricci, L. Cafarella, A. Meloni e P. Tucci Istituto Nazionale di Geofisica, 1997.

 

Intervista del quotidiano giapponese Asahi Shimbun del 18 gennaio 2011.

 

Il laboratorio è in fase di riorganizzazione e trasferimento presso la sede dell’Aquila.


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